05 Giu

Da quando è iniziata la pandemia il modo di vivere la musica è cambiato, mentre la voglia di condividerla è diventata un’urgenza. Oggi, dopo due anni di limitazioni, sentiamo il bisogno quasi fisiologico di tornare sotto ad un palco.

La musica ha sempre avuto un ruolo fondamentale nelle nostre vite perché ci permette di entrare in contatto con noi stessi e con gli altri, di trovare uno spazio di conforto e di confronto, di esprimere quello che proviamo. È un oggetto di condivisione, un mezzo di sfogo, una passione.

Durante la pandemia globale, tra zone rosse e ridefinizione delle proprie abitudini, il ruolo della musica ha iniziato ad avere un peso ancora più rilevante: lo stop ai concerti e agli eventi, l’isolamento sociale, la solitudine e il silenzio che ne conseguono hanno trasformato la voglia di produrre e ascoltare la musica in una vera e propria urgenza.

La comunità artistica ha provato a colmare quel vuoto che inevitabilmente si è creato in seguito al lockdown, reinventandosi attraverso il digitale ed esibendosi in diretta streaming dalle proprie case.

Si sono venuti a creare, però, due “filoni” di pensiero opposti tra i musicisti italiani: c’è chi ha deciso di non pubblicare nuovi pezzi fino alla riapertura perché ritiene che la musica si possa vivere e condividere solo attraverso un palco, e c’è chi al contrario si è impegnato a produrre ancora di più per far fronte alla situazione delicata e precaria che il panorama musicale sta vivendo. Da questa presa di posizione sono stati proposti diversi progetti, tra cui Scena unita – fondo per i lavoratori della musica e dello spettacolo, nato proprio dalla consapevolezza che il comparto dei lavoratori dello spettacolo ha subito una battuta d’arresto in seguito all’emergenza Covid-19.

La pandemia ha creato una crisi generale e totale, insita ormai in ogni settore della vita umana, che ha necessariamente messo in discussione ogni cosa e creato il conseguente bisogno di trovare delle soluzioni nuove, mai pensate né provate, al fine di tamponare e marginare il più possibile i danni causati.

A rendere tutto questo ancora più complicato sono state le limitazioni sociali imposte, che hanno portato ad una mancanza di contatto, condivisione e interazione.

Le persone hanno bisogno di socializzare, di conoscersi e riconoscersi, comprendersi, capirsi e comunicare; è proprio attraverso l’arte, la cultura, la musica e lo spettacolo che siamo in grado di farlo.

Due anni di distanziamento sociale hanno contribuito a creare una sorta di paura dell’altro, sia per l’effettivo timore del contagio che per la disabitudine dei contatti sociali. Nonostante ciò, noi tutti sentiamo l’urgenza di tornare sotto ad un palco a rivivere di nuovo quell’atmosfera di unione, comprensione e condivisione che solo la musica dal vivo può trasmettere.

L’aria che si respira ad un concerto fisico, infatti, non è la stessa dei concerti in streaming: non ci si può guardare negli occhi, vedere che anche lo sconosciuto accanto a noi si sta divertendo e sta provando le nostre stesse emozioni; non è possibile cantare tutti insieme a squarciagola la canzone più bella dell’album;  non si può ballare sgraziatamente né intonare il solito “se non metti l’ultima noi non ce ne andiamo”.

La musica ci permette spesso di sentirci compresi, anche se l’ascoltiamo da soli nelle nostre camere, ma il brusio del pubblico, l’odore del palco e l’intensità che un concerto possiede non sono riproducibili né paragonabili a nessun’opera in forma digitale. 

È necessario un rientro graduale, che sia in grado di garantire uno spazio protetto a chi sente il bisogno di rivivere quello che durante la pandemia è mancato. Le persone hanno, oggi più che mai, bisogno di creare un contatto con gli altri e la musica è uno strumento che permette di vivere questa connessione. Eilo si inserisce proprio qui: comprende questa necessità e le dà voce, offrendo a chiunque voglia la possibilità di divertirsi sotto un palco in modo sicuro e semplice e permettendo di riprovare tutte quelle emozioni che abbiamo ormai quasi dimenticato.

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